Cronaca

Bloccò la Milano-Meda per girare un videoclip: espulso dall’Italia il trapper 351 Bratan

Il 31enne di origine moldava è stato rimpatriato dopo il caso del video musicale girato sulla Milano-Meda, durante il quale il traffico era stato fermato per alcuni minuti. Revocato il permesso di soggiorno. Il suo avvocato annuncia ricorso al Tar.

Si conclude con l’espulsione dall’Italia e il rimpatrio in Moldavia la vicenda che ha coinvolto 351 Bratan, nome d’arte del trapper Nicolae Novacenco, finito al centro delle cronache dopo il blocco della Milano-Meda organizzato per realizzare le riprese di un videoclip musicale.

Il 31enne è stato accompagnato all’aeroporto di Milano Malpensa e imbarcato su un volo diretto a Chisinau, dopo la revoca del permesso di soggiorno per motivi di “pericolosità sociale”. Il provvedimento di espulsione è stato convalidato dal giudice di pace di Milano.

Il videoclip che aveva bloccato la Milano-Meda

La vicenda risale al 18 settembre 2026.

Secondo quanto ricostruito, sulla carreggiata nord della Milano-Meda, nella zona tra Affori e Bruzzano, un gruppo composto da alcune decine di motociclisti avrebbe fermato temporaneamente la circolazione per consentire a 351 Bratan e al rapper Omar Ramo di girare alcune scene di un videoclip.

Le riprese sarebbero state realizzate utilizzando anche un drone, mentre dietro al gruppo si formava una lunga coda di automobilisti.

Il blocco è durato alcuni minuti. Quando le Volanti sono arrivate sul posto, intorno alle 19:40, il gruppo si era già allontanato.

Le immagini pubblicate sui social

A contribuire all’identificazione del trapper sarebbero state proprio le immagini successivamente diffuse sui social network.

Secondo quanto riferito dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, le indagini, condotte anche attraverso l’analisi di diversi profili social, avrebbero permesso di identificare Bratan come il motociclista alla guida del gruppo che aveva paralizzato la circolazione.

Il 31enne era stato inoltre indagato per blocco stradale.

Revocato il permesso di soggiorno

Nei giorni successivi, Bratan è stato rintracciato dalla polizia a Milano.

La Questura ha quindi disposto la revoca del permesso di soggiorno di lungo periodo, motivando il provvedimento con ragioni di pericolosità sociale. Successivamente sono arrivati il decreto di espulsione e il provvedimento per l’accompagnamento immediato alla frontiera.

Il ministro Piantedosi ha comunicato pubblicamente il rimpatrio, sostenendo che il comportamento sulla Milano-Meda avrebbe messo in grave pericolo la sicurezza degli automobilisti in transito.

Il rimpatrio in Moldavia

Domenica 27 settembre, il trapper è stato accompagnato a Malpensa e imbarcato su un volo diretto verso la Moldavia.

Novacenco viveva in Italia da molti anni. Secondo quanto riferito dal suo legale, oltre all’attività musicale lavorava come corriere e in Italia vivono la compagna, il figlio piccolo e altri componenti della sua famiglia.

L’avvocato annuncia ricorso al Tar

La difesa contesta duramente il provvedimento.

L’avvocato Matteo Politano ha definito la misura sproporzionata rispetto all’accaduto e ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso al Tar contro il provvedimento.

Secondo il legale, la decisione sarebbe stata influenzata anche dalla forte esposizione mediatica assunta dalla vicenda. Si tratta della posizione della difesa e il ricorso dovrà quindi seguire il relativo iter giudiziario.

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