Milano, furti su cadaveri e nelle case dei defunti: sette dipendenti comunali verso il processo
L’inchiesta sul Cimitero Maggiore e sull’obitorio civico: gioielli sottratti alle salme e denaro prelevato dalle abitazioni
Sette dipendenti comunali di Milano rischiano il rinvio a giudizio con accuse che vanno dal furto alla ricettazione fino al favoreggiamento.
Al centro dell’inchiesta della Procura un presunto sistema illecito legato alle attività di recupero e trasporto delle salme, che secondo gli investigatori sarebbe stato utilizzato per sottrarre oggetti di valore sia ai defunti sia alle loro abitazioni.
Le indagini, coordinate dal pm Antonio Cristillo e condotte dalla Polizia Locale, descrivono un contesto caratterizzato – secondo gli atti – da reticenze e scarsa collaborazione tra alcuni operatori dell’obitorio civico e del Cimitero Maggiore.
Le accuse: gioielli sottratti alle salme
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, durante le operazioni di vestizione e trasferimento delle salme sarebbero stati sottratti:
- fedi nuziali
- collane e bracciali
- altri oggetti personali
Materiale che, in alcuni casi, sarebbe stato successivamente rivenduto.
Il presunto sistema nelle abitazioni
Una parte dell’inchiesta riguarda anche i sopralluoghi nelle case dei defunti.
Secondo le accuse, alcuni operatori avrebbero chiesto ai familiari di allontanarsi con la motivazione di rendere meno traumatiche le operazioni di rimozione della salma.
In quei momenti, sempre secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero stati aperti cassetti e armadi per cercare contanti e oggetti di valore.
Un ex dipendente, poi dimessosi, ha confermato agli inquirenti l’esistenza di questa prassi, parlando di un metodo ripetuto nel tempo.
Il clima di omertà
Gli atti dell’indagine fanno riferimento a un clima di silenzio e scarsa collaborazione tra alcuni lavoratori del servizio, elemento che avrebbe reso più complessa la ricostruzione dei fatti.
Le confessioni di un indagato e le dichiarazioni di altri testimoni hanno però permesso di delineare il quadro accusatorio.
La posizione degli indagati
Le persone coinvolte, di età compresa tra 31 e 60 anni, restano presunte innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.
Sarà l’udienza preliminare a stabilire se si andrà a processo.
Il Comune parte civile
Palazzo Marino ha avviato verifiche interne e potrebbe costituirsi parte civile in un eventuale procedimento, trattandosi di fatti che coinvolgono personale dell’amministrazione.
Un caso che solleva interrogativi sul controllo dei servizi
L’inchiesta riaccende il tema dei controlli nei servizi cimiteriali e nelle attività legate alla gestione delle salme, ambiti particolarmente delicati per il rapporto con i cittadini.
La vicenda, ancora nella fase preliminare, è destinata ad avere sviluppi giudiziari nei prossimi mesi.
