Cronaca

Milano-Cortina 2026: a otto giorni dal via è ancora tutto un cantiere

Cabinovia Socrepes in ritardo, opere incompiute da milioni di euro e ultima corsa contro il tempo per consegnare le infrastrutture

A pochi giorni dall’inizio dei XXV Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, in programma dal 6 al 22 febbraio, molte opere infrastrutturali sono tuttora in fase di completamento. La sfida organizzativa è stata definita “una corsa contro il tempo” da vari media internazionali, tra cui il New York Times, testimoniando lo stato di emergenza sui cantieri.

Ritardi e cantieri aperti: il caso della cabinovia Socrepes

Uno dei simboli più evidenti delle difficoltà è la cabinovia Apollonio-Socrepes a Cortina d’Ampezzo, pensata per collegare il centro della località con le piste delle Tofane. Dopo un inizio incerto, tra ritardi e ostacoli burocratici, i lavori sono rimasti indietro rispetto ai tempi previsti e non sarà pronta per il via delle competizioni.

La situazione è così complicata da aver spinto gli organizzatori a limitare le vendite dei biglietti per alcuni eventi di Cortina, a causa della preoccupazione per la mobilità e il trasporto degli spettatori, con la cabinovia considerata in un ruolo chiave per alleggerire il traffico alpino.


Quanti lavori sono ancora aperti?

Secondo dati e cronoprogrammi, a un mese dall’inizio dei Giochi decine di cantieri sono ancora attivi, e molte opere non sono state ultimate. Alcuni report locali parlano di 94 interventi da chiudere nelle aree venete, mentre altre strutture principali risultano in avanzata ma non completamente consegnate.

Non è solo la cabinovia ad essere in ritardo: la realizzazione di varianti stradali, piste da bob, collegamenti e altre infrastrutture alpine è stata segnala da osservatori e cronisti come difficoltosa, con parte del lavoro ancora in corso a pochi giorni dalla cerimonia di apertura.


Critiche e allarmi su costi e impatto

Non mancano critiche sul fronte economico e della sostenibilità. La Corte dei conti italiana ha più volte espresso preoccupazioni relative alla gestione, ai costi complessivi e alla mancanza di alcune strutture di controllo, come il previsto Forum per la sostenibilità dell’eredità olimpica, mai realmente costituito.

Secondo questi rilievi, una parte significativa degli investimenti rischia di generare “cattedrali nel deserto”, opere costose che potrebbero non avere una funzione duratura dopo la fine dei Giochi. Questa critica si lega anche al gran numero di cantieri aperti e alla percezione di un’organizzazione non del tutto allineata alle promesse iniziali.


Altri segnali dal fronte lavori

Nonostante le difficoltà, ci sono anche segnali di progresso su altre opere:

  • Il Villaggio Olimpico di Milano, realizzato nell’ambito del progetto di riqualificazione dello Scalo Romana, è stato completato e consegnato nei tempi previsti, con prospettive di utilizzo post-Giochi come studentato universitario.
  • Alcune strutture sportive, come il nuovo palazzetto di Santa Giulia (PalaItalia/Unipol Dome) destinato all’hockey su ghiaccio olimpico, sono in fase avanzata di costruzione.
  • Si segnalano aperture di infrastrutture viarie di accesso e parcheggi, utili per l’afflusso da nord verso le sedi delle gare.

Verso l’inaugurazione: prove e cerimonie

Mentre i cantieri restano sotto pressione, gli organizzatori hanno già avviato prove tecniche per la cerimonia di apertura, un evento che farà storia per i Giochi invernali con performance distribuite su più sedi, coinvolgendo migliaia di artisti, tecnici e volontari.

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